Tfr, può essere pignorato anche mentre si lavora

Trattamento fine rapporto e trattamento fine servizio: limiti alla pignorabilità da parte dei creditori e procedura, stabiliti nel tempo dalla Cassazione

Chi ha un rapporto di lavoro stabile rischia un pignoramento dello stipendio molto più di quanto non rischi un lavoratore autonomo o un professionista. Nel primo caso, infatti, il creditore deve rivolgersi a un unico soggetto (il datore di lavoro), mentre nel secondo deve avviare tanti micro-pignoramenti per quanti sono i clienti che ancora non hanno pagato la fattura. Ecco perché lo stipendio è ancora uno dei beni che si pignora più facilmente e con maggior facilità. Facilità determinata anche dalla possibilità, per il creditore, di sapere in anticipo presso quale azienda il proprio debitore è impiegato: dopo aver notificato il precetto, infatti, l’avvocato può farsi autorizzare dal presidente del tribunale a consultare l’anagrafe tributaria ricercando, in via telematica, i beni da pignorare.

Se lo stipendio non dovesse bastare (cosa che succede soprattutto quando il lavoratore è prossimo alla pensione e le mensilità residue – su cui effettuare la trattenuta del quinto – sono poche), c’è sempre la possibilità di pignorare il Tfr, ossia il trattamento di fine rapporto. La stessa possibilità è ormai prevista anche per i dipendenti del settore pubblico: è stata infatti sancita la totale uguaglianza del Tfs (trattamento di fine servizio) con il Tfr. Visto che la legge non è molto chiara in proposito, è dovuta intervenire la Cassazione per spiegare come stanno le cose. Sicuramente, è pignorabile il Tfr quando è già pronto per essere erogato (ossia al momento del pensionamento, licenziamento o dimissioni): in questo caso infatti la somma è certa e determinata nel suo ammontare. A maggior ragione, si può pignorare il Tfr quando è già stato accreditato in banca (in questo caso però verrà effettuato il pignoramento del conto corrente del lavoratore).

Il dubbio si è posto in merito alla possibilità di pignorare il Tfr quando ancora è in corso il rapporto di lavoro, ossia pignorando le mensilità già accantonate dal datore di lavoro. È noto infatti che il trattamento di fine rapporto è costituito da una mensilità per ogni anno di lavoro. Secondo la Cassazione,le quote accantonate del trattamento di fine rapporto (ossia per i lavoratori privati) o del trattamento di fine servizio (ossia per i lavoratori del comparto pubblico) sono pignorabili e vanno incluse. Si tratta infatti di soldi di cui il dipendente è già titolare anche se per vederle sul proprio conto ci vorrà il licenziamento o le dimissioni. Per cui, se un creditore pignora i crediti che il lavoratore vanta nei confronti del datore di lavoro, quest’ultimo non può limitarsi a bloccare solo lo stipendio erogato al dipendente, ma anche la quota di Tfr mensilmente accantonata.

Si ritiene che il Tfr accantonato nei fondi pensione, però, non sia pignorabile. Questo in virtù della più generale impignorabilità di tutte le posizioni individuali costituite presso i fondi pensione. Stessa cosa per la cessione del quinto dello stipendio. Casi in cui il creditore, è costretto a fare marcia indietro.