TFR: lasciarlo in azienda o destinarlo alla previdenza complementare?

Sembra passata un eternità, eppure sono passati solo 10 anni da quando la maggioranza dei lavoratori dipendenti ha detto di no alla previdenza complementare, per non lasciare il proprio caro TFR.

Sembra passata un eternità, eppure sono passati solo 10 anni da quando la maggioranza dei lavoratori dipendenti ha detto di no alla previdenza complementare, per non lasciare il proprio caro TFR. Sembrava un tabù destinarlo ai fondi pensione, invece è evidente che la maggioranza ha compiuto la scelta meno efficiente; ovviamente due lustri non corrispondono al maggior “lungo termine” valutabile, ossia l’arco temporale della vita lavorativa di un individuo. Facendo un confronto di quattro lavoratori che avessero effettuato la scelta di lasciare il TFR rispettivamente: in azienda o allo Stato (in caso di azienda con più di 50 dipendenti), a un fondo negoziale, ad un fondo aperto o a un Pip; il risultato emerso evidenzia che chi ha lasciato il TFR in azienda, abbia un capitale inferiore a chi ha aderito alla previdenza complementare. E tra le diverse forme, i fondi di categoria sono quelli che mostrano la capacità di rivalutazione maggiore: in media 44% sul TFR. I fondi pensione che utilizzano la finanza ai fini previdenziali, hanno mostrato di saper rivalutare i contributi dei lavoratori sui mercati finanziari, più del tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto (75% dell’inflazione 1,50%) un tasso ambizioso per uno strumento prudente, eppure battuto dal sistema previdenziale, nonostante non siano mancate in questi anni le crisi finanziarie: il crack di Lehman nel 2008 e la crisi del debito italiano nel 2011 su cui i fondi sono molto esposti. Da registrare che su 54 comparti dei fondi negoziali attivi il primo gennaio 2007 solo 6 mostrano rendimenti inferiori a quelli del TFR; tra i fondi aperti oltre due terzi battono il Tfr. Perché conviene il TFR nei fondi pensione rispetto all’azienda vediamo alcuni motivi: il mercato del lavoro non è più lo stesso, si cambia lavoro con molta più frequenza rispetto al passato ed a ogni cambio il TFR viene liquidato e tassato, in un ottica di risparmio per il futuro “pochi, subito e per di più tassati” non è la soluzione migliore. La tassazione del TFR è soggetto a tassazione separata, mentre le forme di previdenza complementare hanno un regime fiscale agevolato che si applica anche al TFR versato; infatti la pensione integrativa, sia essa rendita o capitale è soggetta ad una ritenuta a titolo di imposta, con aliquota massima del 15%. Il TFR lasciato al fondo pensione è sicuro in quanto il patrimonio è autonomo e separato rispetto a quello del gestore. La possibilità di richiedere un anticipazione è più flessibile se il TFR è in un fondo pensione rispetto all’azienda. Con la previdenza integrativa il TFR acquista ancora più valore: non solo vantaggi fiscali e potenziali rendimenti superiori, ma anche la stessa sicurezza rispetto a lasciarlo in azienda ed una maggiore flessibilità.

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