Stipendi, tracollo generazionale: padri ricchi, figli in rosso

Secondo una ricerca approfondita pubblicata da Truenumbers, il livello dei salari ha avuto un crollo inesorabile dagli anni '80: i più fortunati sono quelli che hanno cominciato a lavorare negli anni 70', poi il disastro

I dati sui salari confermano quale sia l’emergenza maggiore nell’economia italiana: i giovani. Ovvero: la differenza di stipendio tra padri e figli. La statistica, proveniente da un’indagine della Banca d’Italia, riguarda solo gli uomini perché il loro tasso di occupazione ha subìto meno mutamenti di quello delle donne e i dati sono maggiormente paragonabili.

Dal confronto tra questi gruppi emerge la netta differenza di stipendio padri figli tra generazioni: coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1985 hanno avuto una progressione dello stipendio decisamente inferiore di quella dei fratelli maggiori e dei padri. Come si vede, infatti, le persone che hanno iniziato a lavorare nel 1975 quando avevano tra i 25 e i 27 anni sono quelle che hanno raggiunto i migliori risultati in termini di paga settimanale dopo 30 anni. Coloro, invece, che avevano tra i 20 e i 30 anni, classe d’età che comprende anche i laureati, e hanno iniziato a lavorare dopo il 1985, hanno guadagni decisamente inferiori rispetto alle classi d’età precedenti.

Se si va a vedere più a fondo si scopre che chi ha iniziato a lavorare a 19-21 anni negli anni ’70 (quindi nati negli anni ’50) dopo circa 30 anni di lavoro sia arrivato a guadagnare circa più di 650 euro a settimana, mentre chi è nato 10 anni dopo, pur cominciando negli anni ‘80 con stipendi iniziali maggiori si ritrova ora dopo una carriera simile con entrate settimanali che non arrivano a 600 euro. Si nota come conti moltissimo lo stop alla progressione degli stipendi avvenuto con la crisi, cioè dal 2008. I dati sono sempre lordi.

La distanza tra generazioni si amplia se passiamo a coloro che hanno cominciato a lavorare più tardi, a 25-27 o a 28-30 anni. Qui ci sono i laureati, ed ecco che tra coloro che sono nati a fine anni ’40 e i loro colleghi di 10 anni più giovani vi è circa 100 euro di differenza di stipendio dopo una trentina d’anni, 800 euro contro 700 euro.

Se guardiamo alla progressione dei salari nei primi 10 anni di lavoro di coloro che cominciarono a 25-27 anni ai primi anni ’80, e di quelli che hanno iniziato alla stessa età ma 20 anni dopo, cioè ai primi anni 2000, le differenze sono ancora più forti: nel primo caso si arrivò a sfiorare i 700 euro a settimana, nel secondo, nello stesso lasso di tempo ci si è fermati a circa 500 euro.

Certamente in parte anche i 50enni hanno un gap rispetto a coloro che sono nati negli anni ’40 e ’50, che sono le generazioni più fortunate, ma è chi è nato dopo gli anni ’70 che soffre maggiormente, e tra le cause vi è non solo la più grande precarietà e la maggiore sporadicità degli aumenti salariali una volta che è iniziata la carriera, ma proprio il livello sempre minore del primo stipendio, che poi trascina al ribasso anche quelli successivi. Gli aumenti si sono fermati al 1995, da allora gli stipendi hanno cominciato a scendere inesorabilmente. E al 2015, 20 anni dopo, sono risultati più bassi di quelli degli anni '90. I giovani, l'emergenza vera del Paese.