Patto di famiglia, uno strumento utile per la continuità aziendale

La mia cliente è una donna di grande esperienza, con un divorzio alle spalle e una visione del suo futuro personale e professionale molto chiara: ciò che le interessa è infatti preservare il valore di quanto ha costruito

Ho partecipato recentemente a un incontro con una cliente titolare di azienda assieme ai tre figli. La mia cliente è una donna di grande esperienza, con un divorzio alle spalle e una visione del suo futuro personale e professionale molto chiara: ciò che le interessa è infatti preservare il valore di quanto ha costruito negli anni e trasferirlo ai suoi figli senza liti e complicazioni.
Dei tre figli, il più giovane è quello che ha deciso di seguirla nell’attività imprenditoriale, mentre gli altri due hanno preso strade autonome (anche lontano dall’Italia).
La cliente mi ha chiesto di partecipare alla riunione di famiglia assieme al suo commercialista di fiducia, per spiegare ai figli le caratteristiche più importanti e i vantaggi di una soluzione, introdotta relativamente di recente nel nostro ordinamento, e che si chiama patto di famiglia.
Il patto di famiglia è un contratto – unico nel suo genere, visto il divieto dei patti successori sancito dal codice civile – che consente all’imprenditore o al titolare di partecipazioni societarie di trasferire in tutto o in parte (in anticipo rispetto alla successione tradizionale) l’azienda o le proprie quote a uno o più legittimari. Per legittimari si intendono i figli, il coniuge e gli ascendenti, se in vita, cioè i soggetti chiamati all’eredità qualora si aprisse la successione dell’imprenditore.
La mia cliente ha intenzione di trasferire l’azienda al figlio più piccolo: in tal caso, gli altri due figli vanteranno verso il fratello assegnatario un diritto di credito, che verrà loro liquidato secondo un valore attribuito in forma di accordo e che verrà imputato in quota di legittima.
L’efficacia del patto di famiglia è tanto importante perché è previsto che, quanto ottenuto dai contraenti del patto non possa essere oggetto di azione di collazione né di riduzione in sede di successione, rendendo in tal modo più stabile la gestione dell’azienda nella fase di trasferimento della titolarità dal capostipite agli eredi.
Tuttavia, la legge prevede che il patto di famiglia possa essere sciolto o modificato, ma perché ciò accada è necessaria la presenza di tutti i soggetti che hanno partecipato alla redazione del precedente contratto.
Un ultimo elemento da sottolineare è quello dell’esenzione fiscale delle imposta sulle successioni e donazioni. La mia cliente è titolare di un’azienda in forma di società di capitali: in questo caso, la legge prevede che l’esenzione dall’imposta di successione si applichi solo per chi detenga il controllo della società e lo mantenga per almeno cinque anni dal trasferimento (in caso di società di persone, invece, l’esenzione non è limitata alle partecipazioni che detengano il controllo).
Alla fine dell’incontro, la mia cliente è apparsa serena e determinata a procedere con l’accordo.

contatta l'autore dell'articolo