Eredità, come si rinuncia

Può capitare di voler rinunciare all’eredità o sostituire l’erede indicato: ma tutto o quasi resta vincolato al testamento, la procedura dunque non è affatto semplice

Rinunciare ai beni ereditati per poi effettuare una sostituzione dell’erede non è cosa semplice. Se si entra in possesso di beni a cui si vuole rinunciare, bisogna stilare un inventario dell’intera eredità entro tre mesi dall’apertura della successione (ovvero dalla morte della persona). Altrimenti la legge considererà come già accettata l’eredità e non si potrà più procedere alla sostituzione. Una situazione che può capitare a chiunque e può creare non poche difficoltà, visti i criteri molto rigidi della normativa vigente.

Dopo la rinuncia, anche per la sostituzione il legislatore ha imposto dei paletti, viene lasciato poco spazio alla discrezionalità di ognuno. Diciamolo subito chiaramente: non si può in nessun modo fare modifiche a posteriori. Tutto viene stabilito prima dal defunto nel testamento, che può indicare un sostituto qualora i legittimari rinuncino alla loro quota di beni. Se non viene indicato nessuno, si procede per prossimità: immaginiamo un padre che lascia i suoi beni ai figli, se loro rinunciano l’immobile passa ai nipoti.

Dunque, non è mai possibile decidere sostituzioni post mortem. Inoltre non sono considerati validi neanche i patti successori stipulati quando una persona è ancora in vita. La legge dà valore solo ed esclusivamente al testamento. Si è sempre liberi di cambiarlo e indicare qualcosa di diverso rispetto a ciò che si è stabilito con altri. Parafrasando un claim che ha spopolato a lungo, potremmo dire “un testamento è per sempre”.