A cosa può servire la resilienza in ambito finanziario?

Se la resilienza è la capacità di far fronte alle avversità e ai momenti di stress, superandoli e uscendone rafforzato, allora quello finanziario è l’ambiente che meglio di altri può permettere di svilupparla

Se la resilienza è la capacità di far fronte alle avversità e ai momenti di stress, superandoli e uscendone rafforzato, allora quello finanziario è l’ambiente che meglio di altri può permettere di allenare questa caratteristica. Vuoi per gli shock finanziari che si sono succeduti in questi anni, sempre più frequenti e violenti, vuoi per i nuovi competitors, alimentati a intelligenza artificiale, che minacciano di mandarci in pensione prima del tempo, vuoi per la normativa che sta ridisegnando il modo di svolgere la professione.

Il soggetto resiliente non è un “positivo” a prescindere ma sa spostarsi dalla posizione di partenza per osservare la situazione da differenti angolazioni, concentrandosi sugli elementi su cui può intervenire e non su quelli che non dipendono da lui. Vedendo nel cambiamento a volte una sfida, altre un’opportunità, altre ancora una necessità.

Per questo riesce a non vedere nelle nuove tecnologie il nemico che cancellerà la sua professione, bensì l’alleato a cui potrà delegare le attività dal basso valore aggiunto, quali la compilazione di tabelle excel, la rielaborazione dei dati o la composizione di portafogli; non vedrà nella MiFID 2 un inutile obbligo burocratico, bensì un momento per valorizzare l’alto ruolo consulenziale che sta ricoprendo, che non è solo l’individuazione di un buon portafoglio di investimenti, ma anche e soprattutto la pianificazione dei progetti dei suoi clienti.
E coi mercati sempre più volatili e con sempre meno certezze, in cui le bolle scoppiano e i tweet impazzano creando picchi di volatilità a cui il cliente non era preparato, in attesa che venga inventata la sfera di cristallo miracolosa dalle previsioni infallibili, il resiliente si impegnerà per focalizzare l’attenzione dei suoi clienti non sul rendimento nel breve, bensì sul finanziamento dei progetti futuri, secondo il giusto orizzonte temporale individuato in sede di appuntamento.

La sfida sarà educare gli investitori alla resilienza, trasformandoli in individui capaci di capire che la gestione dei propri risparmi richiede costanza, pazienza e che il confronto con chi svolge professionalmente tale attività è un passaggio determinante verso la realizzazione dei propri obiettivi. Oggi in molti casi tale gestione è affidata più alla casualità che non a un vero e proprio progetto: gli investitori devono essere capaci di capire che nella volatilità c’è l’opportunità e nell’orizzonte temporale adeguato la migliore diversificazione possibile.

Non sarà facile, bisognerà procedere per tentativi e con gradualità. Solo la disciplina, la continuità e la determinazione ci porteranno ad avere un nuovo grande compagno di viaggio nella nostra professione: perché si scrive consulente, ma si legge resiliente.

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